…sei stato ufficialmente pimpato!

Linus Torvalds ha recentemente rilasciato un’intervista al giornale tedesco Die Zeit. L’intervista è stata tradotta in italiano in esclusiva per Pimp My Linux™ da Mario Calabrese, che ringraziamo caldamente.

Nell’intervista, l’ideatore di Linux, discute del codice di quest’ultimo, di cui alcune parti sono conosciute da così poche persone da renderne complessa la comprensione agli altri, della difficoltà del pinguino a penetrare nel mercato desktop e degli auguri di Microsoft per i vent’anni di Linux.

Vi lascio quindi all’intervista.

Linux è diventato troppo complesso

Zeit Online: Signor Torvalds, lei ha recentemente dichiarato in un dibattito pubblico di essere preoccupato dalla complessità di Linux. Cosa intendeva dire esattamente?

Linus Torvalds: Ci sono diverse parti del codice sorgente di Linux che solo una manciata di persone conoscono veramente bene. Tre persone, specialiste di un certo sottosistema di Linux, discutevano la settimana scorsa di un errore. Abbiamo avuto bisogno di diversi giorni per scoprire come questo errore sia potuto apparire. È inverosimile che questo errore possa causare problemi seri, poiché può essere innescato solo da azioni piuttosto esotiche. La cosa più divertente della storia è che l’ errore è presente nel codice da cinque anni. Ma è un esempio di un sottosistema conosciuto solo da pochi.

ZOL: Direbbe che Linux è diventato troppo complesso nel frattempo?

LT: Non è questione di «nel frattempo», la complessità mi ha sempre preoccupato. La prima versione di Linux aveva 10.000 righe di codice, oggi ne abbiamo circa 15 milioni, e da molto tempo esistono dei sottositemi che sono diventati molto complessi. Temo che un giorno avremo un errore che nessuno sarà capace di analizzare. Dobbiamo renderlo più semplice.

ZOL: È un problema il fatto che ci siano tante persone a sviluppare Linux?

LT: Linux è un progetto open source piuttosto atipico, nella misura in cui non c’è uno zoccolo duro che ne assicura la direzione. Ovviamente ci sono io, ma non sono una persona che sorveglia gli altri, e quindi tutti i collaboratori lavorano in maniera molto indipendente. Non è necessario creare una autorità centrale, ognuno può usare lo strumento e collaborare, senza che ci siano regole fisse.

Non è certo un problema. Effettivamente, io non lavoro con centinaia di sviluppatori, ma forse con una quindicina, e ho una fiducia completa in pochi di essi. Loro hanno a loro volta i propri collaboratori. Così è fatto il nostro modello. Tutto ciò è nato casualmente, ma credo che ci sia una buona ragione: gli uomini si organizzano in questo modo, in una rete di fiducia.

ZOL: Quale distribuzione usa?

LT: È qualcosa che può cambiare, ma al momento uso Fedora 14, Fedora 15 è una tale catastrofe… potrebbe essere OpenSuse la mia prossima scelta. Usavo Suse dieci anni fa, poi a un certo punto sono passato a Fedora. Ora potrei tornare a Suse, ma potrei anche decidere di passare a Debian. Debian è la sola distribuzione che non ho mai veramente utilizzato. Vedremo.

È difficile entrare nel mercato desktop

ZOL: È stato annunciato già diverse volte che «questo sarà l’anno di Linux!», tuttavia Linux resta poco diffuso sui computer desktop e la maggior parte degli acquirenti preferisce altri sistemi. Linux è troppo difficile?

LT: È molto difficile penetrare nel mercato desktop. Innanzitutto, perché si deve, in quanto produttore, preoccuparsi di tutte le periferiche che possono essere connesse a un computer. Queste devono essere gestite da un software. Il caso degli smartphones è ben diverso, poiché il sistema non ha altro da gestire che l’apparecchio stesso. Ma nel caso in cui l’utente connette una scheda video o una stampante al suo computer, bisogna supportare ciascuna delle periferiche che potrebbe comprare.

Ci sono diverse strategie per fare questo. La strada scelta da Apple è stata quella di gestire solo il proprio hardware. Poi c’è il modello scelto da Microsoft: i produttori di hardware sapevano che gli conveniva collaborare con Microsoft, nell’interesse delle loro vendite. L’azienda così facendo copriva il 98% circa del mercato. I produttori di hardware scrivevano da soli i driver e li fornivano a Microsoft. Può darsi che questo modello smetta di funzionare, ma per il momento è ancora valido.

Linux è il terzo e più difficile percorso. Facciamo quasi tutto da soli, e diciamo: «pensiamo noi a tutto e scriviamo il software per voi!». Nel caso in cui i produttori non ci forniscono nessuna informazione, dobbiamo prima di tutto scoprire come una certa cosa funziona, prima di poter scrivere il driver corrispondente. E spesso ci vuole un anno per fare questo.

Tuttavia almeno in qualche settore la strada scelta da Linux dà risultati migliori di quella di Microsoft. Windows ci ha messo molto più di Linux per adottare i nuovi processori a 64 bit. Dato che avevamo passato già molto tempo a scrivere i driver di tutte le periferiche, avevamo il loro codice sorgente, che abbiamo potuto ricompilare. Quando i processori a 64 bit sono arrivati, Linux ne gestiva le periferiche già dal primo giorno. Evidentemente sarebbe fantastico se i produttori di hardware ci fornissero i driver, e qualche volta succede. Onestamente la situazione è molto migliorata.

Ma c’è ancora un altro problema. La maggior parte della gente considera il proprio computer come una macchina che svolge un certo lavoro, ma non si interessa al computer in quanto tale. Per me è un giocattolo da montare. La maggior parte delle persone non vuole modificare il proprio computer.

Cambiare sistema operativo vuol dire imparare qualcosa di completamente nuovo. Le persone non hanno voglia di farlo, nonostante Linux non costi niente e fornisca molti gadget cool.

ZOL: La ragione della scarsa diffusione di Linux potrebbe essere questa, che i produttori di computer non preinstallano Linux?

LT: In parte è sicuramente così. Fondamentalmente i rivenditori di computer non hanno niente contro il fatto d’installare Linux sulle loro macchine, ma le vogliono vendere. E le vendono in maggior parte a gente non interessata alle novità.

La maggior parte della gente vuole un sistema pronto all’uso. Credo che la situazione potrebbe cambiare con l’evoluzione della maniera di utilizzare [i computer ndt], se ad esempio il Chromebook di Google avesse successo. Non so se avrà successo, ma se i computer desktop cambiano abbastanza e vengono accettati, sarà più facile per i produttori vendere altri modelli d’uso. Nel frattempo, la gente vuole computer che facciano la stessa cosa che faceva il vecchio computer, e i produttori glie lo forniscono. È il problema dell’uovo e della gallina.

ZOL: Questo la preoccupa?

LT: Lo guardo come un fenomeno interessante, ma non mi dà fastidio, non è per questo che lavoro su Linux. Trovo bello che una macchina giri su Linux. Questo mi rende felice. Ma non mi preccupo in continuazione se le altre lo utilizzano o no. Sono piuttosto fiero di aver lanciato questo progetto, ma non mi ripeto ogni giorno «he he, ancora una ricerca google elaborata da server Linux». No, questo non mi interessa veramente. Alcuni mercati accettano Linux meglio di altri, e noi raggiungiamo una quota del 20% sul mercato server.

Linux e Microsoft

ZOL: Come trova il video di auguri che Microsoft ha inviato alla fondazione Linux per i suoi venti anni?

LT: Non ne so molto. È strano, è divertente. Viene veramente da Microsoft? Voglio dire, certo che viene da Microsoft, ma potrebbe essere l’iniziativa di una piccolo gruppo interno.

ZOL: Microsoft contribuisce allo sviluppo di Linux, è giusto?

LT: Aiutano se stessi, nella misura in cui adattano Linux alle loro soluzioni di virtualizzazione. Le cose dovrebbero funzionare esattamente così: la gente dovrebbe usare Linux per i propri motivi, egoisticamente. Poiché ognuno ha i suoi motivi per modificare questo o quello, e tutti sono più felici se possono lavorare insieme. Il caso di Microsoft è un buon esempio, anche se è un esempio divertente. Probabilmente si tratta di un piccolo gruppo imboscato in un angolino del campus Microsoft, detestato da tutti gli altri, o qualcosa di simile.

ZOL: Quante persone potrebbero fare il suo lavoro?

LT: Noi funzioniamo in rete e quindi si tratta soprattutto di una questione di fiducia. La somma delle conoscenze tecniche è enorme, ma ci sono almeno un paio di dozzine di persone che potrebbero fare il mio lavoro. Il fatto che io sia più ferrato rispetto agli altri non fa di me un buon dirigente e un buon coordinatore, anche se ho voglia di crederlo. No, sono un buon dirigente perché gli altri sviluppatori hanno fiducia in me. Magari non credono che io prenda sempre la migliore decisione, ma hanno fiducia nel fatto che correggo le mie decisioni sbagliate.

traduzione a cura di: Mario Calabrese
fonte (in tedesco): Zeit Online

Commenti su: "Intervista a Torvalds: Linux è diventato troppo complesso" (2)

  1. […] Intervista a Torvalds: Linux è diventato troppo complesso ::: PIMP MY LINUX […]

  2. Mi piace molto la visione di Torvalds sul perché usare Linux

    “Aiutano se stessi, nella misura in cui adattano Linux alle loro soluzioni di virtualizzazione. Le cose dovrebbero funzionare esattamente così: la gente dovrebbe usare Linux per i propri motivi, egoisticamente. Poiché ognuno ha i suoi motivi per modificare questo o quello, e tutti sono più felici se possono lavorare insieme.”

    Sebbene stimi molto Stallman sono sempre stato attratto dal pragmatismo di Torvalds😛

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