…sei stato ufficialmente pimpato!

Molti seguono il nostro blog per le guide della collana Gimp my…™, brevi tutorial per il programma di fotoritocco Open Source principale per linux; questi lettori saranno interessati probabilmente al fatto che, al CES di Las Vegas, Corel ha appena annunciato l’arrivo della nuova versione di AfterShot Pro, il suo programma di gestione e ritocco fotografico, per tutte le piattaforme, e quando dico tutte… intendo tutte! Linux compreso, nativamente!

Le feature principali del programma sono:

  • Flusso di lavoro RAW completo
  • Gestione delle foto flessibile
  • Fotoritocco non distruttivo avanzato
  • Output rapido.

Il prezzo è di 89,99 €, ma è disponibile una versione di prova, i cui link per il download trovate in fondo all’articolo.

Non sono un esperto, e l’ho usato poco (nella versione di prova) ma devo dire che è molto ben fatto, anche se onestamente con Digikam + Darktable fai praticamente le stesse cose, e sono Open Source.

Vi lascio ad un video che ne mostra il funzionamento base… godetevelo.

A questo punto eccovi i link per i download delle versioni di prova:

  • RPM (Fedora, RedHat, OpenSUSE): 32 bit
  • DEB (Ubuntu, Debian, Linux Mint): 32 bit e 64 bit

Che dire? Sono molto felice che le aziende comincino a guardare al mondo linux, e se lo fanno aziende grosse come Corel che, si spera, porterà su linux anche altri suoi programmi, direi che si prospetta un futuro un po’ più roseo per i professionisti desiderosi di provare il pinguino.

Ci tengo però a ricordarvi che esistono ottimi programmi Open Source per l’ambito multimediale, e questi sono:

E la lista potrebbe continuare…😉

fonte: OneOpenSource

Commenti su: "Corel AfterShot Pro: fotoritocco professionale su Linux" (7)

  1. diego ha detto:

    Digikam non ha niente a che vedere con Corel Aftershow… non so a che post-produzione siate abituati… Probabilmente un gradino sotto all’amatoriale.
    Gimp inoltre può affiancarsi a Photoshop, non a software di elaborazione raw. L’unico programma valido per raw di Linux è Darktable: interfaccia grafica uguale a Lightroom, ottimi plugins già compresi, illimitate potenzialità. L’unico fattore che non lo rende prettamente professionale è la lentezza in output, soprattutto quando ci sono correzioni di luminanza e di rumorosità in generale. Inoltre nella stessa gestione della riduzione di rumore è poco affidabile e questa parte è quella che rende professionale o meno un software. Digikam è un giocattolo, praticamente inutile, dato che le palette sono inaccessibili, la gestione del bianco e nero è praticamente inesistente (ci sono alcune maschere terribili), e la gestione del rumore è di una lentezza e inattendibilità spaventosa.
    Corel Aftershot non è male, un passo indietro a Lightroom in quanto, per ottenere gli stessi risultati, bisogna smanettare il doppio. Peccato perché sarebbe intuitivo, veloce e professionale, ma gli manca qualcosina. Per ottenere gestire il bianco e nero e la vignettatura decentemente bisogna scaricare una cosa come cinque plugins, il bilanciamento del bianco è un po’ scarsetto così come la gestione della rumorosità. Cervellotico in alcune cose tuttavia è un buon software. Non so se vale 90 euro quando gratuitamente c’è Darktable che è praticamente uguale a parte la velocità di output e del caricamento immagini (parlo di cose come 1000 fotografie da caricare in un colpo solo, altrimenti non dà problemi). A livello professionale, a fianco a Lightroom, mi sono divertito con Darktable, e da qualche settimana sto utilizzando Aftershot cercando di sviscerarne i pregi e i difetti.
    Un saluto!

    • Ciao diego e grazie per la risposta.
      Se poi vuoi scrivere una recensione di aftershot o anche di darktable, la pubblichiamo volentieri…😉

      • diego ha detto:

        Ciao SMOG, ho letto solamente ora la tua risposta. Se l’offerta è ancora valida ti scrivo un approfondimento sul prodotto della Corel visto che ne sono rimasto così soddisfatto. È passato più di un mese e ho avuto modo di lavorare con Aftershot Pro in modo più completo. Devo dire che una volta che lo si sa gestire diventa un ottimo strumento di battaglia. È veloce, non si blocca mai nemmeno caricando migliaia di foto. Molte volte converto più immagini in jpeg e nel contempo continuo a post-produrre tranquillamente. Questo, per esempio, con Darktable sarebbe impossibile. Darktable è decisamente rivolto a un pubblico più amatoriale, che impiega magari 10 minuti a post-produrre una bella fotografia di un tramonto che di suo non ha bisogno di particolari ritocchi o correzioni. Io parlo da professionista, dunque da uno che ha bisogno di elaborare centinaia di fotografie al giorno senza troppi romanticismi ma pretendendo di ottenere risultati eccellenti se non artistici. Adesso come adesso non rinuncerei a Aftershot per alcune sue funzioni decisamente uniche: innanzitutto la possibilità di lavorare su più livelli. Questo mi permette di lavorare con un unico programma senza dover ricorrere a Photoshop. Certo, se devo eliminare un palo della luce devo per forza ricorrere a un programma esterno, ma questo si può impostare sempre da Aftershot.
        Lavorare su più livelli non è uno scherzo: penso sia il cuore del programma della Corel.
        Un altro fattore decisamente importante è la possibilità di gestire le proprie cartelle in librerie. In questo modo si risparmia un sacco di tempo perché l’ordine è la prima cosa da ricercare quando si deve lavorare con decine di migliaia di fotografie. La possibilità di poter creare una nuova “versione” del nostro raw permette di elaborare il medesimo file in modi differenti senza che uno escluda l’altro. In pratica nella mia bella colonna a sinistra avrò per esempio il raw elaborato in b/n e quello a colori senza tuttavia duplicare realmente il file.
        Altro fattore fondamentale e altamente professionale è l’output: in pochi secondi mi si converte il raw in jpeg (o in altro formati) anche se ha subito una pesantissima post-produzione. Inoltre è possibile scegliere tra decine di profili rgb per il nostro file. Questo serve a livello di stampa: un AdobeRGB ha per esempio un’estensione di gradazioni decisamente maggiore rispetto a un sRGB soprattutto se si deve stampare in b/n.
        Passiamo alla post-produzione vera e propria. Come dicevo l’altra volta per ottenere certi ririsultati generalmente immediati in Lightroom, con Aftershot bisogna impegnarsi un po’ di più… Questo purtroppo rimane. Lightroom è lineare e semplice. Tutto è al suo posto e non c’è niente di più di quello che realmente serve a un’ottima post-produzione. Parlo comunque di Lightroom 3.4 o 4.0. Aftershot è appena nato, anche se deriva da Bibble, e dunque si deve ancora formare. Un peccato sarebbe abbandonare un progetto così valido.
        Se da un lato in Aftershot c’è ancora quell’insicurezza del nuovo prodotto, dall’altro la vastità delle possibilità offerte può lasciare spiazzati. È possibile fare tutto quello che programmi come Lightroom, CaptureOne etc potrebbero fare assieme. Le elaborazioni di base sono molto buone, e permettono di avere con un click un raw quasi perfetto. Un po’ rudimentale il bilanciamento del bianco. Non prevede automatismi e comunque mi sembra molto approssimativo. Un occhio esperto tuttavia riesce sempre a bilanciare bene, questo è sicuro. Comunque nemmeno Lightroom fa miracoli in questo senso. Quando si deve bilanciare diverse foto di interni con la medesima luce è sempre meglio crearsi una impostazione predefinita: in questo modo si ha la certezza di avere un bilanciamento identico in ogni scatto. Ottime tutte le altre funzioni. Un plug-in essenziale è Wavelet Sharpen per la nitidezza. Grain è fondamentale per la gestione della grana ed è veramente ottimo. sSoften per la vignettatura assieme a Vigne se si vuole creare delle cornici stile Jeff Ascough. Altri plug-in essenziali sono: Equalizzatore Colore, Silicon Bonk (fondamentale per il b/n e non solo!!!), Bez v1.0.1 (fondamentale per la gestione delle ombre, dei mezzi toni e delle alteluci). Questi ultimi tre sono da avere per forza. La possibilità di organizzare i plug-in spostando le linguette e salvandone alcune come preferite aiuta moltissimo: tutte quelle che mi servono ce le ho davanti agli occhi senza doverle cercare di volta in volta. Come in altri programmi la possibilità di salvare maschere tramite “impostazioni predefinite” aiuta moltissimo e in Aftershot risulta gradevole e e ben fatto.
        Infine parliamo del grande cruccio di tutti i programmi di post-produzione: la riduzione del rumore. Qui abbiamo tre plug-in: Diaturbo Raw, discreto se c’è poca grana da eliminare, e Wavelet Denoise e Noise Ninja per le rimozioni più impegnative. Questi ultimi due non sono per niente male. Il secondo, celebre per essere il plug-in di rimozione di Photoshop, può aiutare in certe situazioni drastiche. Il mio consiglio è di eliminare la grana creando più livelli: in questo modo si evita di smussare i contorni, di perdere dettagli e di ottenere fotografie con volti con effetto botulino.
        Quello che gli altri programmi sicuramente invidiano a Aftershot è l’elaborazione in b/n. Gli svariati plug-in permetto di fare di tutto e di più. Essenziale Silicon Bonk: eccellente, ottimo, e permette di avere dei bianco e neri favolosi, soprattutto lavorando assieme a Bez per la gestione delle ombre e delle alteluci. Ho lavorato con tutti i programmi di post-produzione possibili e elaboro moltissimo in b/n, eppure non ho mai ottenuto risultati pregevoli come quelli che ottengo con Aftershot.
        Questo è per sommi capi Coreal Aftershot Pro. Un software eccellente, forse un po’ acerbo e decisamente poco minimalista, ma che nel mio lavoro ha rimpiazzato Lightroom. La vastità delle opzioni e delle possibilità che offre lo rende un mondo da scoprire e da provare e, una volta presa la mano, diventa lineare e semplice come ogni altro programma. Per me è probabilmente tra i migliori programmi di post-produzione in commercio. Il fatto che la gente seguiti con Lightroom è anche una questione di abitudine: basti pensare a quanto la gente sia ancora attaccata a Windows e sottovaluti Linux considerandolo o complicato o inferiore, o a quanto tempo la gente ci ha messo ad abbandonare il terribile Internet Explore in favore di browser decisamente più sicuri e migliori. Molti credono ancora che utilizzare Lightroom, software per anni considerato il top della post-produzione, sia etichetta di professionalità. Se una fotografia è bella di suo la post-produzione sarà minima, se la foto è brutta non c’è post-produzione che tenga. La fotografia nasce nella testa, poi viene fermata con la fotocamera e infine viene elaborata con un software. Provate a indovinare quale di questi tre passaggi è il meno decisivo…

      • Ehi cavolo! GRAZIE!😀
        Appena riesco magari faccio un articolo di questo tuo contributo… se sei d’accordo, ovviamente!😉

      • emanuelescicolone ha detto:

        Grazie a te. Mi raccomando di citare la fonte! Ho notato inoltre che c’è stato un restyling di Raw Therapy. Migliora certe cose ma rimane comunque poco attendibile per altre. Darktable purtroppo, pur avendo tutte le carte in regola per essere un buon software, manca ancora di bontà nella riduzione dal rumore e nella velocità dell’output. Un saluto

  2. Caygri ha detto:

    credo che sia ottimo…non sono pratica di grafica ma io e photoshop non siamo mai stati tanto amici…….

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